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I giorni scorsi è giunta notizia che il governo cinese sta tentando di corrompere i tibetani all'interno del Tibet per indurli a celebrare il Losar. Sembra che le autorità governative stiano distribuendo a ogni nucleo famigliare la somma di 500 yuan (circa 50 Euro) e a chi vive solo la somma di 200 yuan perché partecipino ai festeggiamenti del capodanno. Un tentativo meschino di far dimenticare le manifestazioni di protesta e le immolazioni e avvalorare l'idea che in Tibet regnano felicità e "armonia".
In data odierna si è appreso che migliaia di tibetani, di ritorno in Tibet dopo aver partecipato all'iniziazione di Kalachakra celebrata dal Dalai Lama a Bodh Gaya, sono stati fermati e perquisiti al loro arrivo al confine. Tra la frontiera nepalese e la capitale tibetana sono stati istituiti dodici posti di blocco. Ai tibetani sono stati confiscati medicinali, rosari e altri oggetti di culto acquistati durante il pellegrinaggio. Non sono stati risparmiati insulti e minacce fisiche.
Dall'esilio di Dharamsala, il locale monastero di Kirti ha reso noto che Kelsang, quarantadue anni, un abitante di Ngaba arrestato per aver partecipato alle manifestazioni di protesta seguite alla morte di Phuntsok, il primo monaco a darsi fuoco il 16 marzo 2011, è stato condannato a tre anni di carcere. La sentenza è stata pronunciata il giorno 8 gennaio ma la famiglia è stata informata solo nei giorni successivi.
Fonti: Phayul – Tibet.Net
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